Uno scanner per i nostri sogni. Scienza e magia mai state così vicine.

Posted on marzo 7, 2012

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Uno scanner per i nostri sogni   Secolo d’Italia, 7 marzo 2012

Uno scanner per i nostri sogni (prima versione originale)

La lettura del pensiero, la previsione delle future intenzioni di un soggetto, la capacità di muoversi in ambienti onirici in maniera lucida e cosciente, sono situazioni di solito associate alla magia. Eppure la scienza, le cui scoperte in molteplici campi sembrano avvicinarla sempre più ad alcune conclusioni tipiche del misticismo e dell’iniziazione tradizionale, anche nella telepatia e nel cosiddetto «sogno lucido» sta compiendo passi in avanti.

Nel novembre 2010 uscì sulla rivista Mente & cervello l’articolo Quelle macchine che leggono la mente, del neuroscienziato cognitivo Daniel Bor del Sackler Center for Consciousness Studies dell’Università del Sussex. Vi si leggeva che durante l’attività cerebrale le cellule nervose consumano ossigeno trasportato dall’emoglobina. Maggior attività neuronale significa maggior flusso sanguigno ossigenato. Attraverso campi magnetici molto potenti è possibile trasformare questo processo in immagini, riportando su uno schermo le zone del cervello coinvolte. Il macchinario che permette questa tecnica è uno scanner di «risonanza magnetica funzionale» o fMRI (functional Magnetic Resonance Imaging). L’fMRI è una tecnologia di neuroimmagine che, in combinazione con metodi di elaborazione dei dati, è in grado di fornire risultati sorprendenti. Il metodo di elaborazione citato nell’articolo del Bor è l’MVPA, l’«analisi multivariata del pattern», con cui si determinano le relazioni reciproche di tutte le strutture emerse dalla scansione magnetica, generando forme e figure. In termini più semplici, ciò che noi immaginiamo compare su un monitor.

A differenza delle «macchine della verità», che operano in maniera indiretta (rilevano la reazione di stress dopo una domanda) l’fMRI e l’MVPA decodificano direttamente l’attività cerebrale.

I neuroscienziati Geraint Rees e John Dylan Haynes condussero già nel 2005 un esperimento per leggere la mente inconscia. Ai volontari venne mostrato un disco bianco segnato da linee incrociate che andavano sia verso destra sia verso sinistra, poi d’improvviso per 17 millisecondi il disco venne sostituito con un altro, nero con linee bianche orientate in una sola direzione. I volontari non furono in grado, successivamente, di ricordare la direzione delle linee del disco nero. L’MVPA, usato per studiare la corteccia visiva primaria, indicò che i volontari avevano registrato anche il secondo disco, seppur senza averne cosciente memoria.

Nel 2008 Haynes fece un’altra scoperta: dieci secondi prima di effettuare delle scelte coscienti (premere il tasto destro o sinistro di un telecomando) i volontari avevano già fatto la loro scelta inconsciamente, registrata dai segnali captati dall’fMRI in corrispondenza della corteccia prefrontale e parietale.

Più recentemente il professor Piero Barbanti, Primario neurologo all’IRCCS del San Raffaele Pisana, ha rilasciato un’intervista in cui afferma esplicitamente che «le neuroscienze hanno studiato discretamente gli aspetti del paranormale usando proprio la risonanza magnetica funzionale. In soggetti in grado di attivare la trasmissione telepatica è stata dimostrata la capacità d’iperattivare l’emisfero destro nella zona del paraippocampo, cruciale per memoria e affettività», e anche che «è dimostrato che la sensazione di presenze aliene può essere provocata dall’intrusione dell’attività del nostro emisfero destro all’interno del sinistro. Infine, le sensazioni paranormali si associano talora a variazioni della trasmissione interemisferica causate da variazioni dell’attività geomagnetica».

Insomma, la lettura del pensiero e quella che si potrebbe definire preveggenza sono attualmente oggetto di ricerca da parte della scienza ufficiale.

Lo stato di sogno lucido, in cui chi dorme ha la percezione netta dell’ambiente onirico ed è in grado di operare dentro di esso scelte coscienti, è studiato invece ormai da anni dallo psicofisiologo Stephen LaBerge, fondatore del Lucidity Institute. LaBerge ha sperimentato precise tecniche d’induzione dette DILD (Dream Iniziated Lucid Dreams), con le quali è possibile scivolare nel sonno in uno stato mentale adatto a sognare in modo lucido. In particolare, lo scienziato è noto per l’utilizzo dei Reality Check o test di realtà, procedimenti da eseguire durante il sogno per verificare di trovarsi davvero dentro un ambiente onirico. Fatte queste considerazioni, anche un film come Inception, di Christopher Nolan con Di Caprio, diventa allora molto verosimile.

Da notare che tanto i sogni lucidi quanto il cosiddetto «viaggio astrale» sono caratteristici di molte filosofie, soprattutto orientali, e religioni mistiche. Senza bisogno di citare la New Age, che ha operato una sintesi fin troppo confusa di credenze realmente tradizionali, già l’antica dottrina induista del Vêdânta individuava nel linga-sharira il corpo sottile, cioè la condizione nella quale l’essere umano sarebbe in grado d’interagire con dimensioni sottili, in primis quelle tipiche del mondo onirico o ad esso accostabili. Tecniche d’induzione simili a quelle di LaBerge già si trovavano, parafrasate con linguaggio iniziatico, ne Il Mistero del Fiore d’Oro, trattato neo-taoista dell’VIII sec. d.C. Si potrebbe continuare a lungo con altri esempi tratti dal Neoplatonismo, dalla Cabala, dallo Zoroastrismo, ecc.; ciò che conta è che alcune affermazioni e tecniche di discipline spirituali del passato trovano oggi riscontro in studi e risultati della scienza moderna, attraverso l’utilizzo delle più sofisticate tecnologie. La scienza e la magia non sono mai state più vicine di così, anche se dirlo può suscitare ancora qualche malumore.

Mauro Scacchi

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Posted in: SECOLO D'ITALIA