Pio Filippani Ronconi. La testimonianza dell’Orientalista guerriero.

Posted on febbraio 29, 2012

0



La testimonianza dell’orientalista guerriero   Area, febbraio 2012

In omaggio a Pio Filippani-Ronconi, scomparso l’11 febbraio del 2010, è stato pubblicato L’Orientalista Guerriero (Il Cerchio, Rimini 2011) a cura di Angelo Iacovella e con introduzione di Gianfranco de Turris.

L’opera si divide in due parti principali: Testimonianze e Saggi. Le Testimonianze sono quelle di coloro che hanno voluto omaggiare il Filippani con i propri ricordi, i Saggi affrontano invece le tematiche care al Professore passando in rassegna i suoi contributi culturali.

In questa sede, a proposito delle Testimonianze diremo solo che attraverso di esse si potrà scoprire o riscoprire la grande umanità del Conte Filippani-Ronconi, così come la statura del suo carattere e la sua disponibilità verso tutti quelli ch’erano desiderosi d’alzarsi dal fango dell’ignoranza.

Il Professore ha lasciato un vuoto che potrà essere colmato solo da chi saprà far propri i suoi insegnamenti, sulla scia d’un pensiero che non si ridusse mai a mero astrattismo, ma che anzi propendeva per una sperimentazione pratica di quelle dottrine che erano oggetto delle sue attenzioni.

Ezio Albrile affronta il tema dello gnosticismo. Per Filippani la Terra è la «Terra delle Visioni, lo specchio in cui si riflettono accadimenti spirituali che rappresentano il significato recondito di ciò che accade nell’esistenza materiale». Ma queste visioni non devono essere rifuggite: La Terra di relegazione diventa Terra di Resurrezione nel momento in cui si realizza la propria autocoscienza, il bodhicitta del Buddhismo vajrayāna. Nel libro Zarathustra e il Mazdeismo (Irradiazioni, Roma 2007) Filippani definisce la Terra «la Ruota avvampante», un Centro immobile «in cui l’elemento luminoso irrompe entro la percezione sensibile». In questo nostro stesso mondo «l’Anima riesce a percepire il potere dell’Oriente delle Luci», un potere aurorale, la gnostica aura gloriae, il fulgore che cinge il capo degli esseri eletti. Le riflessioni di Albrile proseguono, ma noi per necessità passiamo al contributo di Stefano Arcella, «fra Zarathustra e Mithra». Prima del Mazdeismo, Mithra era un dio di primo piano, con Zarathustra assolve invece la funzione di garantire l’osservanza della parola data. La riforma zoroastriana impone un ritorno ad una religione delle origini, in cui gli Amesha Spenta, seduti ai lati di Ahura Mazdâh, assolvono una duplice funzione, come Filippani insegna: sono tanto «proiezioni dello spirito umano proiettate nel cosmo», equivalenti a «poteri morali insiti nella coscienza umana», quanto «archetipi celesti che custodiscono e tutelano una serie di esseri concreti e tangibili», perciò sono «categorie della realtà divina» che, però, non hanno nulla di astratto tanto che Zarathustra aveva con loro un rapporto obiettivo. Claudio Bonvecchio rileva l’indole da kshatriya (antico guerriero) di Filippani, prendendo spunto da un lavoro dello stesso sul barone baltico von Ungern-Sternberg. La necessità di offrire un modello eroico da seguire, per l’orientalista era di estrema importanza. L’uomo possiede ancora un centro spirituale individuale che deve essere riconquistato, con coraggio e sacrificio. Alfonso Piscitelli ci conduce sul terreno prediletto del Professore, l’incontro tra Oriente e Occidente. Pio Filippani diceva che «l’India è l’organo spirituale dell’intera Asia» ma essendo anche un iranologo soleva confrontare l’India con la Persia, mettendone in luce gli elementi di biforcazione attinenti ai Deva e agli Asura (in India i primi sono simbolo di forze superiori della coscienza, i secondi espressioni di forze elementari della natura, demoni; nella Persia è l’opposto). La scoperta delle dottrine orientali, soprattutto attraverso la lente interpretativa di Steiner che «aveva trovato il giusto equilibrio tra la comprensione del patrimonio delle grandi civiltà spirituali premoderne e l’intuizione delle esigenze psicologiche più profonde dell’uomo europeo moderno», consente all’Occidente di riappropriarsi delle sue stesse radici spirituali. Mentre in Europa si scopriva l’Asia, in Asia si scopriva il Cristo, in particolare tra gli asceti dell’India come Sri Aurobindo. Ad ogni modo Filippani era solito dire che «due sono i grandi maestri dell’umanità: Buddha e Zarathustra. Buddha perché insegna a liberare la mente; Zarathustra perché insegna ad amare la terra». Il concetto che «la conoscenza nasce dall’amore» ritorna spesso in Filippani. Il punto nodale tra Oriente e Occidente resta quello afferente l’epoca odierna del Kali-Yuga (Età del Ferro), periodo oscuro e apocalittico che, però, per i maestri indù era anche il momento più propizio per la Liberazione. Filippani mostra di essere d’accordo con questa impostazione, divergente da quella evoliana e di Guénon che nel Kali-Yuga vede solo la fine di un ciclo cui seguirà una nuova Età dell’Oro, di fatto un nuovo inizio scaturente dalle macerie dell’era precedente. Per Filippani lo Steiner, Colazza e Scaligero avevano visto giusto nel considerare la civiltà occidentale basata sulla materia non un qualcosa da condannare, bensì una tappa fondamentale per l’uomo, in cui l’esperienza terrena più concreta può esser punto di partenza per una rinnovata realizzazione di sé. Non va dimenticato, però, che Filippani iniziò le sue personali esperienze grazie alla lettura de L’Uomo come Potenza di Evola, che illustrava i metodi operativi del Tantrismo. Il saggio di Marco Rossi mira a ricostruire le varie collaborazioni che Filippani intrattenne con le principali riviste italiane di Tradizione ed esoterismo, a cominciare dalla tuttora prestigiosa Vie della Tradizione. Nel complesso, Filippani ci ha lasciato in eredità molti messaggi. L’ascesi si attua attraverso concentrazione, meditazione, contemplazione e intuizione folgorante. Mentre in Oriente la spiritualità sta assumendo sempre più connotati formalistici, è proprio in Occidente che si possono riprendere le dottrine orientali coniugandole allo spirito europeo al fine di procedere lungo il percorso cosmico. Il pensiero astratto degli occidentali ha consentito agli stessi, tutto sommato, di conquistare un’autonomia soggettiva, una libertà dell’Io che l’uomo antico non possedeva. Il pensiero astratto è sintomo d’una lucidità razionale preclusa all’Oriente, che serve all’uomo d’Occidente per recuperare l’intera dimensione spirituale. Basterebbe trasmutare il pensiero astratto in pensiero decodificatore e creatore per cogliere, nel riflesso della materia, lo spirito del Mondo. Il pensiero razionale diviene allora il perno per passare dal fisico all’intelligibile. Filippani affermava che ogni dottrina va bene, che non bisogna chiudersi in dogmatismi quanto invece praticare l’iniziazione, sperimentare ciò che le dottrine predicano, insomma far pratica invece d’immaginare un percorso senza poi intraprenderlo. Chiude il libro un testo dello stesso Filippani, preceduto da una lunga e bellissima intervista di Iacovella, simile a quella che gli fece Gabriele Marconi (questa visionabile sul sito di Area nella rubrica «Miti fondanti»).

Annunci
Posted in: AREA