La “Gendarmeria” Ue è attiva dal 2004, ma nessuno l’ha vista

Posted on febbraio 18, 2012

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La “Gendarmeria” Ue è attiva dal 2004, ma nessuno l’ha vista  da Secolo d’Italia, 18 febbraio 2012

Se ne inizia a parlare, la notizia gira su internet ma in televisione e nei maggiori quotidiani nazionali non se ne fa, in pratica, cenno alcuno. Di cosa si tratta? Della Forza di Gendarmeria Europea, acronimo EGF. Iniziamo col dire, a scanso di equivoci, che l’EGF già esiste ed è operativa. Il 17 settembre del 2004 venne firmata a Noordwijk, Olanda, una Dichiarazione d’intenti tra Italia, Francia, Olanda, Spagna e Portogallo, in cui si decise «la creazione di una forza di gendarmeria, chiamata EUROGENDFOR, che dovrà essere operativa, pre-organizzata, forte e spiegabile in tempi rapidi, al fine di svolgere ogni compito di polizia», per «contribuire fattivamente allo sviluppo della politica di Sicurezza e Difesa Europea». Già nella Dichiarazione si legge che il Quartier Generale permanente (QG) «avrà base in Italia» (esso ha sede presso la caserma “Generale Chinotto” di Vicenza, città in cui è presente anche la grande base Usa “Dal Molin”). Gli stessi Paesi firmarono poi il Trattato di Velsen (ancora Olanda) il 17 ottobre 2007. Il Trattato di Velsen può considerarsi la Bibbia dell’EGF: nei suoi articoli vengono descritti poteri e funzioni della nuova forza di polizia europea. Tanto la Dichiarazione quanto il successivo Trattato sono stati ratificati dall’Italia con la Legge 14 maggio 2010, n. 84, al termine di un iter che ha visto Camera e Senato approvare tutti i testi a larghissima maggioranza. La Legge 84/2010 è uscita sulla Gazzetta Ufficiale n. 134 dell’11 giugno 2010 ed è entrata in vigore il giorno dopo.

Per comprendere bene cosa sia e cosa faccia l’EGF basta scorrere il Trattato di Velsen, facilmente reperibile nel web.

L’EUROGENDFOR è «composta unicamente da elementi delle forze di polizia a statuto militare delle Parti». Per l’Italia, stando alla L. 84, «la Forza di polizia è l’Arma dei Carabinieri». Ne fanno inoltre parte, come si legge sul sito ufficiale eurogendfor.eu: National Gendarmerie (Francia), Royal Marechaussée (Paesi Bassi), National Republican Guard (Portogallo), Civil Guard (Spagna) e, da dicembre 2008, la Gendarmerie (Romania); come Partners, la Military Gendarmerie (Polonia) e la Viesojo Saugumo Tarnyba (Lituania); come Observer è presente la Jandarma della Turchia.

L’EGF può essere messa a disposizione della Ue, dell’Onu, dell’Osce e della Nato ma le sue condizioni di ingaggio e schieramento sono stabilite solo dal CIMIN (Comitato Interministeriale di Alto Livello). La peculiarità del CIMIN sta nel fatto che esso è formato da una rappresentanza di alcuni Ministeri, i quali possono variare da Paese a Paese. Ad esempio per l’Italia vi sono rappresentanti dei Ministri della Difesa e degli Esteri, per il Portogallo degli Interni e degli Esteri. In ogni caso il Comitato è chiaramente espressione di un potere esecutivo. Ciò significa, tra le altre cose, che non è espressione diretta di democrazia, non dipendendo dal Parlamento Europeo. Si legge sul sito dei Carabinieri che la presidenza del CIMIN è stata detenuta dall’Italia nel 2010 e dalla Spagna nel 2011, mentre quest’anno tocca al Portogallo. È il CIMIN che nomina il Comandante dell’EGF, attualmente il Colonnello Cornelis Kuijs, olandese.

L’EGF ha molti compiti, da espletare durante «tutte le fasi di un’operazione di gestione della crisi», cioè quelle che rientrano nella Dichiarazione di Petersberg del 1992 (e non nella Dichiarazione di San Pietroburgo, come invece riportato negli atti ufficiali esaminati dalle Commissioni riunite III e IV della Camera l’11 febbraio 2010 che ne hanno evidenziato l’erronea trascrizione). Tra i vari compiti: condurre missioni di sicurezza e ordine pubblico, monitorare e supervisionare le polizie locali (cioè le polizie dei vari Stati), sorveglianza pubblica, controllo delle frontiere (della Ue), attività generale d’intelligence, attività investigativa in campo penale, rintracciare i colpevoli e tradurli davanti alle autorità giudiziarie competenti.

Nel Trattato di Velsen è scritto a chiare lettere che i locali e gli uffici dell’EUROGENDFOR sono inviolabili al pari dei suoi archivi, le sue proprietà ed i suoi capitali sono «immuni da qualsiasi provvedimento esecutivo in vigore nel territorio delle Parti» e le sue comunicazioni «non possono essere oggetto di intercettazioni» e, infine, i suoi membri «non potranno subire alcun procedimento relativo all’esecuzione di una sentenza emanata nei loro confronti per un caso collegato all’adempimento del loro servizio». Insomma, l’EGF è un Supercorpo dotato di poteri immensi e immunità sbalorditive. Tale architettura giuridica consente a questo mega apparato di operare celermente (può mettere in campo 800 unità nell’arco di 30 giorni) senza rendere conto quasi a nessuno delle sue azioni.

Nonostante l’evidente strapotere che l’EGF è in grado di esercitare, il sito ufficiale è molto scarno e si limita a riportare i dati principali, con l’indicazione di pochissime missioni effettuate: “Althea” per la pace e la sicurezza nella Bosnia Herzegovina (da novembre 2007 a ottobre 2010), in Afghanistan per addestrare l’Afghan National Civil Order Police o ANCOP (dalla fine del 2009), “Minustah” ad Haiti da febbraio a dicembre 2010 in quanto l’EGF possedeva unità con «crowd control capacities». Missioni che hanno visto la Gendarmeria Europea collaborare con altre forze (a volte locali, altre delle Nazioni Unite), per mantenere in sostanza l’ordine pubblico o insegnare ad altre polizie a farlo.

Alcune voci, solo in parte smentite, parlarono di una presenza dell’EGF durante gli scioperi ad Atene nell’ottobre scorso. Altre voci, stavolta di casa nostra, dicono che gli Ufficiali dei Carabinieri presto potrebbero transitare all’EGF, mentre le truppe confluirebbero nella Polizia di Stato. Sono solo voci ufficiose, ma chissà che il futuro non dia ancora ragione alla massima immortale vox populi, vox dei.

Mauro Scacchi

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