Così la Trilaterale ha commissariato l’Italia (e non solo). L’Italia tra Stato sovrano e Commissione Trilaterale.

Posted on dicembre 3, 2011

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Così la Trilaterale ha commissariato l'Italia_Secolo d'Italia 3 dicembre 2011_Scacchi Mauro

Così la Trilaterale ha commissariato l’Italia  Secolo d’Italia, 3 dicembre 2011

Di seguito, l’articolo in fase di pre-pubblicazione:

L’Italia tra Stato sovrano e Commissione Trilaterale

Senza troppi preamboli, è utile constatare subito che la situazione italiana viene oggi percepita dalla cittadinanza in vari modi diversi tra loro, che sono sostanzialmente i seguenti. C’è chi esulta per la fine del Governo Berlusconi e plaude in maniera scalmanata all’ingresso della Tecnocrazia nel Belpaese; chi si rende conto che quest’ultima non sarà la panacea di tutti i mali ma tutto sommato la ritiene sempre meglio di Berlusconi, tanto più che si è costretti a darle comunque il benvenuto se non si vuole mandare in fallimento l’Italia; alcuni affermano che il Governo Monti debba essere solo un «Governo di emergenza», breve e messo lì solo per ridurre lo spread, parola inquietante entrata a forza nelle nostre case; altri, invece, vorrebbero che l’interregno dei banchieri potesse durare fino al 2013; altri ancora, al contrario, non lo vorrebbero proprio, perché emblema del fallimento democratico e sociale.

Di fronte a tante vedute divergenti (che rimarranno nella mente e sulla bocca della gente ancora per tanto tempo, checché se ne dica), in toto o per qualche dettaglio, il rischio è che ci si dimentichi dell’oggetto della discussione, che non è la crisi in se stessa, né l’escamotage per superarla, quanto piuttosto chi o cosa l’ha generata. La crisi è tutta endemica al mercato globale. Si può discettare sulle responsabilità di Berlusconi, Tremonti e così via per non averla saputa prevedere in tempo, per averla sottovalutata o per aver rabbonito la popolazione raccontandole che in Italia non sarebbe stata mai tanto pesante, ma francamente queste speculazioni, ormai, lasciano il tempo che trovano. La crisi non l’ha inventata Berlusconi, e allora chi? Cosa significa che a generarla è stato il mercato globale, l’establishment della finanza internazionale? Si sta parlando di un sistema, un sistema non filosofico, non politico, né sociale né etico, bensì di un sistema associativo lobbistico di stampo privatista, con obiettivi mondialisti da raggiungersi mediante tecniche abbinate di alta finanza e di gestione aziendale piramidale applicata a livelli continentali. Ci si avvicina, con questa definizione apparentemente astrusa e complessa, alla corretta interpretazione di ciò che tutti hanno sotto gli occhi senza avere il coraggio di dargli il nome (o i nomi) che merita, per tema d’essere additati come seguaci del complottismo credulone e della fantapolitica da strapazzo: governo occulto del mondo, nuovo ordine mondiale, massoneria universale.

Senza dare un giudizio di valore su questa Tecnocrazia (è cosa buona e giusta? È cosa cattiva e sbagliata?), resta però la convinzione da parte di molti che la libertà di scelta basata sulla conoscenza della verità, prima di un’utopia debba essere il fondamento d’ogni principio democratico. Dati alla mano, si deve raccontare al popolo italiano la verità e lasciare che questo, ben conscio dello stato dell’arte, possa esprimere il proprio parere.

Ordunque, anche solo facendo un giro su internet si può scoprire che fino a pochi giorni fa il chairman, quindi il capo, per l’Europa della Commissione Trilaterale era nientemeno che Mario Monti; nel sito http://www.trilateral.org si potranno scoprire anche altri nomi di un certo spessore, tra cui molti politici, banchieri ed economisti italiani, più qualche giornalista.. Non sono informazioni segrete, non c’è nulla da nascondere, la lista dei nomi è pubblicata sul sito. Un tempo, forse, organismi come la Trilaterale avrebbero occultato l’identità dei propri membri, ma in un’epoca confusa e iperinformata come la nostra, il luogo più protetto e segreto è proprio la piazza, fosse pure quella del web, il non-luogo per eccellenza: pieno di gente ma privo di qualsiasi genuina relazione, di coscienza e di saggezza. In una parola: vuoto. La Trilateral Commission (Tc) è un’associazione privata fondata nel 1973 da David Rockefeller e il suo obiettivo è, citando dal sito sopra richiamato, «to draw together the highest-level unofficial group possible to look together at the key common problems» delle tre aree supervisionate dalla Trilaterale: Nord America, Europa e Giappone. Insomma, un gruppo di persone altolocate, influenti e ricche, si riunisce periodicamente per parlare dei problemi comuni al mondo capitalista. Niente vieta di fare una cosa del genere, ci mancherebbe. Invece di un’associazione sportiva di quartiere, che calendarizza campionati rionali di calcetto, la Tc si presenta come un’associazione di banchieri, imprenditori, politici, giornalisti, rappresentanti di parti sociali rilevanti ecc., che calendarizza il ritmo con cui l’Occidente (e non solo) deve svilupparsi, e il modo in cui deve farlo.

Un salotto elitario in cui si effettuano scelte e si prendono accordi, come in ogni salotto che si rispetti. Con la differenza, non trascurabile, che poi quelle decisioni, quegli accordi, vengono riproposti e ribaltati agli organismi sovranazionali che, invece, privati non sono. I membri e gli ex membri della Tc li ritroviamo ovunque, ai massimi vertici di ogni Istituzione. Ne discende, senza la zavorra di un’ingenuità a questo punto fuori luogo, che a gestire il nostro futuro con regolamenti, direttive e financo leggi dei singoli Stati, in cima alla piramide si trovano quelle stesse persone che discutono nei salotti elitari di associazioni private come più sopra si accennava. Un giro sul web non smentisce questo fatto e stavolta la rete torna in proposito utile, ricca d’informazioni illuminanti. Per gli amanti della buona e vecchia carta stampata, non si può non citare un testo che, pur fazioso in alcune sue parti, regge nelle sue tesi principali che si sposano con il contenuto di questo articolo: Massoneria e sette segrete. La faccia occulta della storia. di Epiphanius (pseudonimo, per certuni a celare il nome di Piero Mantero), edito da Controcorrente, Napoli 2008. Nel libro si legge, citando dall’autorevole Review of International Studies (n. 12/1986), che la Trilaterale si prefigge di raggiungere il «mantenimento di favorevoli condizioni per l’accumulazione di capitale su scala mondiale», e che la Tc è «forse la più importante istituzione per promuovere l’egemonia di una classe capitalista supernazionale e di incorporamento di elementi subalterni nell’alveo di tale egemonia». Per fare ciò, la Trilaterale si è dotata di «cerchi concentrici di partecipazione», cioè di membri rappresentanti i Paesi la cui economia ed il cui sviluppo intende guidare, dai più potenti via via fino a quelli meno capaci d’influenzare la storia, perché è della storia dell’umanità che si parla. E allora, se dire Monti è dire Trilaterale (almeno fino all’altro ieri), e se dire Trilaterale è dire capitalismo, finanza, banche e agenzie di rating, perché alle dimissioni di Berlusconi si è levato il canto «Bella ciao» da gole i cui proprietari tutto erano fuorché capitalisti? La risposta è presto detta e porta con sé una bella dose di amarezza: ignoranza. La gioia ciarliera per la fine del Governo Berlusconi ha ottenebrato ogni residuo di buon senso, tra canti partigiani e lanci “craxiani” di monetine.

La verità è che l’Italia, in questo modo, china il capo, sottomessa, di fronte all’élite sovranazionale nemmeno europea, ma di respiro addirittura mondiale. Non si cada nel tranello di pensare che, come in Italia ci sono gli enti locali che possono anche venire commissariati, è giusto che facendo parte dell’Unione Europea l’Italia possa essere a sua volta “commissariata” come se fosse una piccola provincia di un più grande impero. Magari fosse solo questo. In effetti, questo è quello che si vede, quello che si vuole far credere, ma dietro questo copione pseudo-democratico c’è il disegno di singoli esseri umani e di singoli gruppi di potere che di democratico non hanno nulla. Si sta andando verso una sorta di regime autocratico dall’anima tecnica, in cui il valore esclusivo da considerare è la moneta, quella peraltro ormai virtuale ed eterea delle borse e dei mercati, niente a che vedere coi regimi totalitari che, quanto meno, tendevano o pretendevano di tendere nel secolo scorso a una ritrovata spiritualità, e comunque a qualcosa di codificabile in termini di sensibilità umana, decifrabili e comprensibili. Il timore è di essere ridotti a marionette, a meri numeri più che mai. L’idea di una Terra unita, di un unico «governo mondiale», ha pure il suo indiscutibile fascino, ma l’unione dei popoli dovrebbe aversi per mezzo della lingua, della cultura, della tradizione, della politica… strumenti, questi, che hanno evidentemente fallito, perché anche solo l’Europa Nazione, sognata in passato, resta ancora un palese miraggio. Ma tali fallimenti giustificano l’inganno democratico che si sta attuando? Ai cittadini italiani sarà consentito di tornare alle urne solo quando i poteri supernazionali giudicheranno che il momento sarà buono per loro? Dunque, quando si potrà finalmente andare a votare, chi potrà essere sicuro che sarà stata restaurata davvero la sovranità popolare? Gli italiani non vogliono essere presi in giro; la crisi economica è stato il mezzo con il quale il mondialismo nel suo complesso ha costretto i Paesi recalcitranti a “fare i bravi”, a “rimettersi in riga” e a dire “sissignore”. Forse è ciò che ci meritiamo, forse uniformandoci manterremo un certo grado di benessere, ma dobbiamo essere noi italiani a sceglierlo in piena coscienza, senza ipocrisie, senza che ci vengano propinate ulteriori illusioni tecnico-democratiche.

Mauro Scacchi

Simbolo della Commissione Trilaterale

Il simbolo della Commissione Trilaterale

 

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Posted in: SECOLO D'ITALIA