Le 7 meraviglie del mondo, tra quelle vecchie e quelle nuove

Posted on settembre 30, 2011

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Quante sono le meraviglie del mondo   Area, settembre 2011

Il 7 luglio scorso è stato festeggiato in Perù il centenario della scoperta archeologica del sito di Machu Picchu ad opera dello storico statunitense Hiram Bingham. In realtà la “scoperta” risale al 24 luglio 1911, data in cui Bingham fu accompagnato alle rovine incaiche da un «residente di lingua Quechua, Melchor Arteaga», come riporta l’Enciclopedia Britannica. Già nel 1865 il naturalista italiano Antonio Raimondi perlustrò la regione e non è dato di sapere con certezza se non raggiunse il picco di Machu Picchu, ciò che invece fece sicuramente nel 1902 Agustìn Lizàrraga, proprietario terriero proveniente da Cuzco. Al di là della paternità della scoperta, la data scelta per i festeggiamenti origina dal fatto che il 7 luglio 2007 sono state selezionate le “nuove” sette meraviglie del mondo, tra cui vi è pure il sito peruviano. Occorre da subito, perciò, fare una distinzione.

Le sette meraviglie del mondo antico, quelle “classiche”, opere architettoniche e scultoree considerate il simbolo della grandezza umana dai greci (come lo storico Diodoro ed il geografo Strabone) e dai romani (lo storico Flavio Giuseppe e Plinio il Vecchio), sono: la Piramide di Cheope, il Colosso di Rodi, i Giardini Pensili di Babilonia, il Tempio di Artemide a Efeso, il Faro di Alessandria, la Statua di Zeus a Olimpia, il Mausoleo di Alicarnasso. In un curioso quanto raro libretto scritto dal dotto Arigardo Moschino (fratello del forse più famoso Ettore, direttore della Biblioteca provinciale de L’Aquila dal 1926 al 1941, nonché poeta e drammaturgo amico di D’Annunzio) e pubblicato dalla casa editrice Amos nel 1949, in luogo del Faro di Alessandria troviamo le Mura di Babilonia.

Delle costruzioni sopra riportate, solo la Piramide di Cheope nella piana di Giza (non lontana dal Cairo) è giunta a noi pressoché intatta. Nonostante numerosi scavi, nessuna traccia concreta è emersa, ad esempio, in riferimento ai Giardini Pensili che taluni addirittura suppongono non esser mai esistiti oppure non stare a Babilonia bensì a Ninive. Le sette meraviglie del mondo antico sono perciò permeate da un alone di mistero.

Nel 2000 la New Open World Corporation, società a scopo di lucro, indisse un referendum sul web per determinare le “nuove sette meraviglie del mondo”, proponendo 17 opere. Presto si potè votare anche via telefono, a pagamento. Da 17 le candidature salirono a 77 e poi ad oltre 150. I Paesi di tutto il mondo furono interessati all’iniziativa che, chiaramente, poteva funzionare da incentivo per l’economia del turismo. Solo nel 2007, il 7 luglio, furono annunciate le “vincitrici”: il Colosseo di Roma (Italia), la Grande Muraglia Cinese, il sito di Petra (capitale dei Nabatei, in Giordania), Machu Picchu (Perù), il Taj Mahal (India), la statuta del Cristo Redentore di Rio de Janeiro (Brasile), il complesso Maya di Chichén Itzà (Messico). Tutte opere grandiose, ricche di storia e comprese nella Lista del Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, tranne il Cristo di Rio, che però è già in lizza per farne parte dal prossimo anno. Con l’Unesco, comunque, la NOWC non ha nulla a che fare.

Per il Belpaese, tra le varie candidature in buona posizione c’era anche la Torre di Pisa, poi esclusa.

La descrizione di tutte le meraviglie fin qui enumerate, “vecchie” e “nuove”, necessiterebbe di troppo spazio. Limitiamo perciò la nostra escursione virtuale solo ad alcune delle prime. Di piramidi e di Babilonia si sente spesso parlare, pertanto soffermiamoci sulle meno note.

Il Mausoleo di Alicarnasso era la tomba di Mausolo, satrapo della Caria (nell’odierna Turchia). Fu costruito per volontà della sorella Artemisia, in un arco di tempo che approssimativamente va dal 370 al 350 a.C.. Grandi maestri dell’antichità vi lavorarono, tra cui Prassitele e Skopas. Dalla descrizione di Plinio il Vecchio si desume che esso fosse alto almeno cinquanta metri, comprensivi di un imponente basamento e di una costruzione a scaloni, alla sommità della quale un colonnato ionico sosteneva una piramide a gradini ed infine una grande quadriga (i cui resti sono visibili oggi al British Museum). Successivamente con il termine «mausoleo» si denominò ogni tomba monumentale.

La Statua di Zeus viene descritta dal greco Pausania in maniera esauriente. Il dio era seduto sul trono, nelle mani reggeva una Nike (vittoria) ed uno scettro. Sullo scettro stava un’aquila, simbolo di Zeus. Il tutto, in una profusione di oro, avorio, ebano e pietre preziose. Situata all’interno del tempio di Zeus a Olimpia, fu opera del famoso scultore ateniese Fidia che la ultimò intorno al 430 a.C..

Il Tempio di Artemide si trovava ad Efeso, in Asia Minore. Vuole la leggenda tramandataci da Pindaro che furono le Amazzoni ad iniziarne la costruzione, forse nel 1200 a.C.. Fu con certezza ultimato nel 380 a.C. da Demetrio e Peonio, utilizzando lo stile d’ordine jonico ed un marmo bianco la cui resistenza e luminosità vennero lungamente cantate. Lungo 128 metri e largo 60, era ornato da 127 colonne, alte 20 metri donate ognuna, si diceva, da un re diverso. Vi si accedeva per una scala monumentale, fiancheggiata da statue, al centro della quale v’era una piattaforma con la rappresentazione scultorea di Artemide, rigorosamente d’oro, in piedi su una biga tirata da due serpenti. Il tempio venne bruciato nel 356 a.C., data di nascita di Alessandro Magno. Ricostruito con l’aiuto del grande Prassitele (lo stesso del Mausoleo di Alicarnasso), fu saccheggiato prima dai Goti nel 263 d.C., quindi raso al suolo da Costantino il Grande nel secolo successivo. Sui suoi ruderi si tenne nel 431 d.C. il terzo Concilio ecumenico, detto “di Efeso”, quello in cui venne condannato come eretico il famoso Nestorio.

Il Colosso di Rodi rappresentava il dio Helios (Apollo) ed era posto all’ingresso del porto della città greca nel III secolo a.C.. La statua aveva dimensioni titaniche ed in mano teneva, a mò di faro, una lanterna. Le sue enormi gambe erano divaricate per permettere alle navi di transitare sotto di esse. Venne eretta da Carete di Lindo nel 288 a.C., fusa in bronzo e riempita di pietre per acquistare maggior solidità, era rivestita d’oro. Dopo soli 66 anni crollò per un forte terremoto, e successivamente fallirono tutti i tentativi fatti per ricomporne i pezzi. Quando nel 672 d.C. Rodi finì in mano ai Turchi, il califfo Oman vendette tutto ciò che di essa rimaneva.

Per chi volesse approfondire l’argomento, i libri utili allo scopo sono Le sette meraviglie del mondo (Einaudi, 2005) di P.A. Clayton e Martin J. Price e, per una lettura più snella, i testi dall’omonimo titolo di Debora Barbagli (Giunti Editore, collana Atlanti del sapere, 2008) e di Danilo Grossi (Giunti Editore, collana Atlanti di Voyager, 2008). Quest’ultimo riporta anche alcune informazioni sulle “nuove” sette meraviglie del mondo.

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