Thor. Il dio del Tuono nella mitologia nordica.

Posted on giugno 30, 2011

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Thor

Il dio del tuono nella mitologia nordica

Thor, dio del tuono della mitologia nordica, rivista Area (precedente gestione), giugno 2011

Nella mitologia norrena, quella delle popolazioni precristiane scandinave e d’Islanda, si distinguevano due caste divine, gli Aesir ed i Vanir. Secondo l’ipotesi di Georges Dumézil e Mircea Eliade, i primi assolvevano a funzioni elevate, regali, connesse alla conoscenza ed alla guerra, i secondi a quelle riferite a ricchezza e fecondità. Il mito racconta che gli Aesir vinsero i Vanir ma che in seguito i due pantheon si fusero. Signore degli Aesir e di tutti gli dèi era Ódhinn. Dopo di lui il più potente era Thor, figlio suo e di Jörð, dea della terra vergine. Si legge infatti nel Gylfaginning, primo libro dell’Edda in prosa (opera composta agli inizi del XIII sec. d.C. dall’islandese Snorri Sturluson): «Thòrr di loro è il primo, è chiamato anche Asathòrr oppure Ókuthòrr. È il più forte di tutti gli dèi e gli uomini. Suo è il regno di Thrùdhvangr e la sua sala si chiama Bilskirnir. In questa residenza ci sono cinquecento e quaranta stanze. Thòrr ha due capri che si chiamano Tanngnjóstr e Tanngrisnir e guida il carro che i due capri tirano. Egli possiede altri tre tesori molto preziosi. Uno è il martello Mjöllnir che i giganti di brina e di montagna ben conoscono quando rotea nell’aria, e non c’è da stupirsene: ha frantumato il cranio a molti loro padri e parenti. Egli possiede un secondo oggetto, la cintura Megingjarðar. Quando cinge i suoi fianchi con essa il suo potere divino raddoppia. Egli ha ancora una terza cosa, di grande virtù: i guanti di ferro. Thòrr non può stare senza di essi quando afferra il martello».

Thor è quindi un dio, il dio guerriero dei vichinghi. Il simbolo che meglio lo rappresenta è di certo il suo martello, Mjöllnir. Forgiato dai nani Eitri e Brokkr, il magico martello da guerra romba come tuono ogni volta che colpisce, emettendo lampi quando viene scagliato contro i nemici. Non può sfuggire la similitudine con le saette di Giove, fabbricate da Vulcano, sintesi del fuoco celeste e di quello sotterraneo (come ci ricorda il Guénon in Simboli della Scienza Sacra – 1962; Adelphi 2006). Il martello evoca i lampi e perciò la pioggia. In questo senso, pur essendo Thor (Donnar in alto tedesco antico) uno degli Aesir egli è anche un dio che feconda la terra. Per tal motivo veniva venerato, oltreché dai guerrieri, dai contadini e per estensione anche dalle coppie che desideravano avere figli. Riproduzioni del martello venivano usate nelle cerimonie sacre, come i matrimoni. Thor dava la morte ma anche la vita. A simboleggiare ciò nell’Edda di Snorri è riportata l’usanza del dio di mangiare la sera le capre magiche che trainano il suo carro, le quali al mattino riprendono vita quando Thor rotea il martello benedicendo le loro pelli e le loro ossa. Il culto di questa divinità veniva officiato presso una quercia (come a Geismar in Turingia, dove nell’VIII sec. S. Bonifacio ne fece abbattere una nella sua opera di evangelizzazione dei Germani, come rammenta il Frazer ne Il Ramo d’Oro) oppure in un tempio (come quello di Uppsala, Svezia, ricordato dallo storico Adamo di Brema sul finire dell’XI sec.).

Il martello Mjöllnirr, come giustamente fa notare Evola in Rivolta contro il Mondo Moderno (1934; Mediterranee 2006) «è una variante della stessa simbolica e iperborea ascia bicuspide, mentre è anche segno della forza-folgore già propria agli dei uranici del ciclo ario». Scrive P. Ducati in Origine e attributi del fascio littorio (Stabilimenti Poligrafici Riuniti, Bologna 1927): «La dualità simmetrica dei due tagli dell’ascia rappresenta l’integrazione creatrice delle polarità opposte. Tale incontro avviene in un punto dell’asse che è il centro immobile, punto di passaggio tra futuro e passato, il terzo volto di Janus, il sacro che genera. Il “simbolismo del fulmine” è espresso dalle tradizioni nordiche con le rune la cui composizione forniva lo schema rappresentativo con cui si indica il sacro Mjöllnir, il martello di Thor. La folgore ha significato simbolico doppio: da una parte illumina, squarcia le tenebre, dall’altro distrugge, brucia». La runa del sistema “Futhark recente (o vichingo)” che indica Thor è la Turisaz o Thurs (Þ). Essa significa “gigante” ed è pure associata al martello sacro.

Molte delle gesta di Thor sono narrate nello Skáldskaparmál, il secondo e più lungo libro dell’Edda in prosa, nel Thrymskvida (uno dei più noti testi dell’Edda poetica, raccolta di poemi in norreno tratti dal manoscritto medioevale islandese Codex Regius del XIII sec.) e nel Thorsdrapa (scritto dallo skald – poeta – Eilifr Gudrunarson nel X sec.). Nel primo, tra gli altri, è presente il racconto dell’uccisione del gigante Hrungnir, che lanciò la sua cote di pietra contro Thor. La cote incontrò in volo Mjöllnir e si frantumò, mentre il martello raggiunse il gigante distruggendogli il cranio in mille pezzi. Nel secondo un altro gigante, Thrym, ruba il martello-folgore e chiede in cambio la bella dea Freya (appartenente ai Vanir). Ovviamente Thrym e la sua famiglia vengono annientati dal legittimo proprietario del martello. Nel terzo, che si ritrova anche nell’opera di Snorri seppur modificato e in prosa, Thor si scontra con l’ennesimo gigante, Geirrod, che scaglia contro di lui un ferro rovente. Thor prende al volo il ferro e lo rilancia verso l’avversario, uccidendolo. Il ferro rovente diventerà, secondo questa versione, la testa del martello Mjöllnir. Nelle sue avventure Thor è spesso accompagnato da un elfo, Thiolfi, che lo aiuta nelle imprese. Molti altri dèi fungono da comprimari o avversari del dio del tuono. Lo scaltro Loki (l’ingannatore, il male necessario), il prode Heimdall posto a guardia del ponte Bifrost (l’arcobaleno) che congiunge la terra divina Asgard con quella degli uomini Midgard, lo splendente Baldr e lo stesso Ódhinn/Odino. Alla fine dei tempi, o meglio del ciclo mitico, durante il Ragnarok Thor ucciderà il serpente malefico Midgardsormr ma dopo nove passi cadrà a terra morto anche lui, a causa delle esalazioni venefiche della bestia.

Per i suoi attributi Thor è da mettere in relazione non solo con Zeus/Giove (inoltre Thor è associato all’anglosassone Thursday come Giove è associato a Giovedì – Dies Jovis), ma anche con il Taranis celtico, il Teshub urrita ed il Tarhun ittita, per rimanere in ambito indoeuropeo.

Mauro Scacchi

GIUGNO 2011_Il dio del tuono nella mitologia nordica_Area giugno 2011

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