Sempre più necessaria una Destra ispirata e spirituale

Posted on febbraio 28, 2011

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Una Destra ispirata e spirituale  Il Borghese, Febbraio 2011

Negli ultimi mesi la struttura granitica del centrodestra italiano è stata attraversata da un vero e proprio sisma politico. Che la rottura (il distaccarsi di una frangia minore del Pdl) sia stata studiata a tavolino oppure sia stata una reazione ad atteggiamenti altrui ritenuti scorretti, o ancora una via di mezzo tra le due ipotesi appena accennate, ciò che conta è che il centrodestra ne è uscito indebolito. Il movimento politico scaturente dalla scissione doveva, stando alle dichiarazioni dei suoi leaders, creare un’alternativa capace di superare le vecchie nomenclature. Doveva essere un movimento, e quindi un partito, in grado di chiamare a sé consensi e “militanti” tra le nuove generazioni, sempre più disilluse dalla politica, affrante per un mondo in cui difficile è trovare lavoro, difficilissimo una casa. Doveva essere un fulmine a ciel sereno, necessario per instillare nuova fiducia verso la classe dirigente politica e per ridurre l’astensionismo alle urne. Non più destra-sinistra, non più ideologie desuete ma risposte concrete a problemi reali, e per far ciò questa nuova avventura doveva tradursi in un forza aggregante trasversale. Poiché i suoi capitani provenivano in gran parte da destra, il superamento delle vecchie ideologie doveva avvenire a partire da destra. Due obiettivi venivano conclamati in simultanea. Da un lato si rivendicavano posizioni ideologiche di destra, si elencavano in televisione i valori di destra, dall’altro si tendevano mani al centro e a sinistra, si promuoveva un futuro politico senza più distinzioni di bandiera. Questo perché, confluiti che furono nel movimento parlamentari di varia estrazione, una volta si dovevano accontentare gli uni, un’altra volta si dovevano accontentare gli altri. Risultato: l’assenza di una linea guida chiaramente determinata.

Si è assistito a dichiarazioni e monologhi accorati da parte del capo di questa nuova forza politica. Senza voler qui commentare se da “traditore” o “giustiziere” egli si sia comportato, senza dubbio la sua dialettica e l’ardimento formale che ne è emerso, stante tutto nello scagliarsi contro un avversario più potente, ha attirato su di lui molte simpatie. Peccato però che, per ogni passo avanti fatto, due indietro sempre ne seguivano. Dacché, se l’atto eroico veniva compiuto un giorno, il seguente già si stava trattando la resa o una parziale ritirata.

Gli attacchi sferrati al centrodestra materialista e capitalista dalla nuova forza, da alcuni definita “destra nuova” (per distinguerla dalla “nuova destra” di de Benoist e Tarchi), sono sembrati a certuni un segnale positivo, catalizzatore di nuove opportunità politiche. C’è chi ne ha approfittato per acquistare visibilità, chi davvero ha sperato in un ritorno di quella fiamma ardente che brucia gli animi di impeto rivoluzionario.

Da un punto di vista squisitamente teorico la nuova forza in campo ha mostrato però delle lacune, specie nell’ambiguità di fondo con la quale, soprattutto agli inizi, ha tentato di collocarsi nella complessa geografia della politica attuale, di tendenza bipolare ma sostanzialmente non bipartitica. Questa confusione teorico-ideologica, questo fare avanti e indietro come un guerriero che teme il tentare l’affondo decisivo, certo ha raffreddato alcuni animi inizialmente pronti a seguire con entusiasmo la novità politica.

Da un punto di vista pratico, per uscir bene dai sondaggi puntualmente pubblicati dai media, il movimento ha iniziato ad assorbire politici di seconda e terza linea, ignoti ai più ma egualmente portatori di doti elettorali cospicue. Nel far questo ci si è scordati dei tantissimi giovani che veramente avrebbero potuto dare il loro contributo a un nascente partito. I “posti giusti” interni al nuovo organismo politico erano già stati quasi tutti presi.

Insomma l’alternativa al centrodestra di maggioranza, a causa dei frequenti cambi di marcia e delle troppe speranze fatte sorgere e bruciare nei petti di molti giovani nell’arco di pochi mesi, non si è concretizzata, perlomeno non per coloro che guardavano ad essa come a un tentativo coerente e deciso di ripristinare una destra pregna di valori tradizionali.

D’altro canto il centrodestra italiano, quello che contava in termini di peso politico-parlamentare, troppo spesso è incorso in vergognose situazioni le quali, vere o esagerate ad hoc da certa magistratura che fossero, hanno messo in luce tutta una serie di debolezze che poco o per nulla sono piaciute all’elettorato. Indagati, condannati, esperti di festini a luci rosse, in pentola a bollire sono finiti non solo i politici, cannibalizzati dai loro stessi errori, bensì interi reggimenti di valori e di principi, ridotti a meri slogan che ne hanno distorto il reale significato. Il superfluo, l’apparire, il possedere quattrini e financo le persone, a tutto questo si inneggia ormai da troppi anni. La politica come guida del popolo dov’è finita? Oggi la politica usa le parole per ammansire il popolo suggerendogli falsi miti, in cui gli eroi da emulare sono i furbi e gli arricchiti, coloro che impunemente possono far tutto senza pagarne mai, o quasi, lo scotto.

Questo centrodestra dell’apparire, materialista e capitalista, ha mostrato almeno una qualche forma di coerenza nel proprio agire ed è per questo motivo che, in assenza di serie alternative, ancora su di esso è costretto (ma per quanto?) ad adagiarsi, se non pericolosamente a conformarsi, il pensiero di chi a destra vuole stare, per credo e per necessità morale.

Ma un ragazzo del 2011 si pone allora queste domande: qual’è la vera destra? Dove sono le parole e le azioni di destra?

La destra economica e capitalista è una destra elitaria in senso materiale. La destra che necessita all’Italia è una destra elitaria in senso spirituale. Manca la fede politica, c’è bisogno di un credo, di una religione politica che torni ad ispirare le persone, a motivare la militanza, a traghettare le aspirazioni del popolo dal basso consumismo in cui sguazza da decenni a più alte sfere di appagamento interiore. Troppo facile liquidare argomenti tanto spinosi come fanatismo dell’ultima ora. In ogni uomo e in ogni donna c’è stato un momento, nella vita, in cui i sogni sono stati barattati con i compromessi e gli accordi del mondo adulto.

I giovani di destra vogliono una politica adulta che non tradisca i loro sogni, le loro aspettative, che non dimentichi l’anelito all’eroismo e all’avventura presente in ogni essere umano finché, sopraggiunta l’età dei grandi, vien messo via vergognandosi per ogni suo minimo rianimarsi.

Bisogna smettere di cercare soluzioni a breve termine, che curano il sintomo ma non la causa del malanno politico, che sorgono e muoiono nell’arco di una legislatura, chimere utili solo a pigliar voti. Bisogna comprendere che è l’educazione ad una cultura seria di destra, continua e ramificata, ciò che manca, quello che serve. Dopo quasi ottant’anni non si deve temere di tornare a considerare alcuni aspetti della nostra storia come positivi e ricchi d’insegnamento per le nuove generazioni. I giovani dicono basta ad una destra piena di parole sdolcinate e vuote! Si lasci l’amore all’amore e si torni ad usare parole altisonanti e ispiratrici, che sappiano trarre l’anima via dal fango dell’apatia più sconsolata per condurla verso uno stato di risveglio e di ritrovato orgoglio nazionale. Forza d’animo del singolo è forza sociale del gruppo. Questa la via. Quasi una via mistica, poiché trae forza dallo spirito indomito che da sempre caratterizza coloro destinati a fare la storia.

Deve emergere una destra che trasmetta ai giovani un ispirato e superiore senso del dovere verso la Patria e, nel contempo, dia loro un lavoro dignitoso. Se tale destra sorgerà, nulla potrà arrestarla.

Se tale destra inizialmente sarà costretta a vivere nell’alveo di un’alleanza in cui non farà la parte del gigante, sopporterà tale fase come una necessaria transizione verso più alte glorie. Solo una fede fortissima in un destino superiore, che in potenza alberga in tutti i giovani nobili di spirito, potrà convincere il resto della popolazione della bontà di una siffatta impresa politica.

Manca solo la scintilla, il lampo giusto che illuminando il cielo faccia nuovamente alzare tutti gli sguardi verso l’alto. Questo attendono i giovani. Questa è la destra di cui c’è bisogno.

Mauro Scacchi

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Posted in: IL BORGHESE