“Solomon Kane” di Robert E. Howard. Ciclo completo.

Posted on dicembre 31, 2010

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“Solomon Kane” di R.E. Howard. Ciclo completo.  Il Borghese, Dicembre 2010

E’ con onore che ci troviamo a recensire Solomon Kane – Ciclo completo della Coniglio Editore (2010, pp. 480, euro 16,00). Inserito nella collana Ai confini dell’Immaginario, curata da Gianfranco de Turris e Sebastiano Fusco, il volume raccoglie tutte le avventure di Solomon Kane, personaggio nato dalla fervida mente del texano Robert Erwin Howard a cavallo degli anni ’30. Howard è il creatore di Conan, l’arcinoto barbaro interpretato sul grande schermo da Arnold Schwarzenegger nel 1982 e trasposto a fumetti per moltissimi anni, ma pure di altri eroi quali Kull di Valusia e Bran Mak Morn re dei Pitti. Suicidatosi a trent’anni dopo la morte della madre, Howard, che trascorse la maggior parte della sua vita a Cross Plains, cittadina al limitare del deserto dell’Arizona, ha lasciato dietro di sé un’eredità d’incalcolabile valore in termini d’invenzioni letterarie ed è ormai riconosciuto come uno dei padri indiscussi di quel sottogenere fantasy che, come i curatori ci ricordano nella prefazione al volume, Lyon Sprague de Camp definì «heroic fantasy» e Fritz Leiber «sword and sorcery».

Ma torniamo a Solomon Kane, spadaccino puritano del XVI secolo. Howard scrisse su di lui numerosi racconti – pubblicati sulla mitica rivista «Weird Tales» – (quattro dei quali incompiuti), delle poesie ed un romanzo breve. Alcuni scritti furono pubblicati postumi grazie al lavoro di Glenn Lord, biografo ed esecutore testamentario dell’autore, che nel 1968 riuscì a dare alle stampe, con l’editore D. L. Grant, l’antologia Red Shadows (dal nome del primo racconto ove compare Solomon Kane). In Italia, per la Fanucci, uscì nel 1979 la prima antologia sull’eroe howardiano, cui ne seguì un’altra nel 1998, entrambe sempre a cura di de Turris e Fusco (ciò è significativo: i due curatori sono stati tra i primi, e di certo i più conosciuti, a credere nella necessità di sdoganare e far conoscere nel Belpaese il genere fantasy, a quel tempo ritenuto dalla critica letteraria nostrana un genere di mero svago). L’attuale antologia include tutte le opere incentrate su Kane, comprese quelle completate sin dalla fine degli anni ’70 da Gianluigi Zuddas e quelle da lui stesso scritte ex novo, quali il prologo e l’epilogo (questi tradotti anche in francese e pubblicati nel 1982 dalle Editions Antares). Contiene inoltre la puntuale prefazione dei curatori, titolata Deo Duce, Comite Ferro (Dio come guida, la spada come compagna), motto che ben esprime la vocazione di giustiziere di Solomon Kane. Di passaggio, lo stesso motto fu usato da McGregor Mathers come nome identificativo all’interno della Golden Dawn, organizzazione magico-iniziatica molto famosa a cavallo del XX secolo. Di notevole pregio anche La storia di Solomon Kane di Fred Blosser, in cui viene tracciato un sunto delle imprese di Kane seguendone il filo cronologico, e l’Appendice Appunti per una storia a fumetti di Solomon Kane di Giuseppe Cozzolino, ove sono segnalate le presenze di Kane nel mondo dei “comics”.

Insomma, un’antologia, questa della Coniglio, veramente ben fatta e di sicuro interesse, lontana anni luce dal modo tutto moderno di curare i libri, così spesso privo di indicazioni utili alla lettura, alla conoscenza dell’autore e dei personaggi da lui creati.

Chi è Solomon Kane? Innanzitutto è un eroe (o meglio un antieroe, cioè un eroe atipico, inaspettato, non identificabile con il classico “eroe solare”) errante, solitario e notturno. Alto, severo nell’aspetto, vestito di nero, occhi incavati e volto pallido. Quasi un inquisitore guerriero. Nella migliore tradizione «heroic fantasy» egli è un viaggiatore, inquieto e raddrizzatore di torti. In Red Shadows Kane si definisce «Null’altro che un viandante, un uomo senza terra, ma un amico per tutti coloro che sono nel bisogno», mentre in Wings in the Night leggiamo: «Mi chiamo Solomon Kane e sono un vagabondo senza patria». E’ notturno poiché le sue gesta si compiono principalmente di notte, quando gli esseri delle tenebre si mostrano in tutto il loro orrore e, senza alcuna pietà, vengono annientati dal «Re di Spade del Devon» (così Kane veniva chiamato da sir Francis Drake). Come rilevano i curatori, il detto nomen omen (nel nome il destino) calza a pennello per Solomon Kane. Solomon come Salomone, il saggio e potente re d’Israele, capace di emettere giudizi giusti, inflessibile coi malvagi e castigatore di demoni. Kane come Cain, cioè Caino, il primo assassino dell’umanità, condannato da Dio ad un eterno vagabondare.

Salomon Kane, a differenza di altri personaggi howardiani, ha un profilo psicologico complesso, un’anima gentile che soffre disperatamente ogni volta che sul suo cammino incontra il dolore altrui. La violenza gratuita sulle donne, la tortura fisica nei confronti dei più deboli e degli innocenti fa scattare in lui una molla inspiegabile in termini razionali. Il galante Kane si trasforma allora in una belva feroce, a volte impazzita, che non si dà pace finché l’origine del male e della sofferenza non viene annientata corporalmente. Non c’è alcun tribunale per gli empi: il verdetto, per loro, è solo morte. Kane è sintetico nelle parole tanto quanto è rapido nel colpire. La sua efficienza è terribile, egli è una macchina di morte, con la spada non è un creativo, un artista, bensì un calcolatore automatico che risparmia ogni energia superflua per ottimizzare i propri affondi, al fine di giungere fulmineamente alla distruzione dell’avversario. Il sangue scorre a fiumi quando Kane ingaggia battaglia, spesso una follia primordiale s’impadronisce di lui e mentre la sua lama cala sull’avversario una risata selvaggia e crudele esce dalle sue labbra, sì da atterrire addirittura i mostri inumani con i quali duella. Il suo peregrinare lo porta lontano dall’Inghilterra: in Francia, Italia, Spagna, Germania e in Africa. Incontra popolazioni selvagge e dimenticate, ricevendo talvolta aiuti di natura magica (come il bastone voodoo regalatogli dallo stregone N’Longa). Solomon Kane è una furia cieca che si scatena contro le ingiustizie, che non vanno comprese né tanto meno tollerate, ma vanno fatte sparire “senza se e senza ma”. Egli è un emissario divino il cui unico punto debole, come si racconta in Blades of the Brotherood, è l’orgoglio, poiché egli è un vendicatore fanatico, ossessivo, l’opposto del diplomatico. In The Moon of the Skulls la fede di Kane è così riassunta: «io da solo sono un essere debole, eppure talvolta Dio mi trasforma in un’ondata di collera, in una spada liberatrice», e «Il male prospera e regna nelle città degli uomini e nei deserti del mondo: ma talvolta Dio, come un gigante, si leva per colpire in difesa dei virtuosi che hanno fede in lui».

Quante volte avremmo voluto al nostro fianco un eroe come Solomon Kane? A quanti torti non puniti abbiamo assistito per colpa d’una giustizia fragile, imperfetta, umana? Ecco che l’eroe di Howard ci restituisce il senso proprio d’un giudizio “manicheo”: bianco o nero, vita o morte, senza i toni di grigio che, per errata bontà o per codardia, sempre più investono la società contemporanea con l’unico risultato di privare l’umanità d’ogni certezza. Con le sue avventure Kane ci ricorda quanto sia necessario tornare, oggi, a possedere la capacità di discernere il bene dal male, per abbattere il secondo senza indugio.

Mauro Scacchi

 

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